2014 Tragipop

MIA Art Fair, Milano, 2014

La ricerca di Emma Vitti si è sempre sviluppata intorno a temi che implicano un rapporto complesso con la realtà di cui, anche grazie alla sua grande sensibilità, coglie gli aspetti più emblematici. Se in un primo momento questi fanno parte del suo vissuto e come tali vengono accettati, una volta rielaborati diventano il materiale misterioso e intrigante con cui costruisce le sue opere fotografiche. Pur essendo abituata a lavorare per progetti ognuno dei quali si sviluppa attorno a dei temi, Emma  Vitti non li esaurisce completamente. In tal modo mettendo in sequenza le sue ricerche si può letteralmente costruire un percorso dialettico al cui interno trovano spazio delle costanti. Una di queste ruota attorno al tema degli involucri di cui coglie, sviluppandole, soprattutto le valenze metaforiche. Il dentro e il fuori, la protezione e la lacerazione che la nega, il nascondere e il far intravedere, la fisicità dell’abbandono e la sofferenza provata nell’immaginarlo sono elementi sempre presenti e che possono fare da guida per decodificare l’andamento del lavoro qui proposto che acquista una sua originalità pur essendo costituito da opere provenienti da ricerche concettualmente e cronologicamente diverse. Non è quindi casuale che tutto nasca da un regalo del Caso (se per gli antichi era una divinità una ragione ci doveva essere) che le fa trovare su una spiaggia della Versilia piccoli oggetti che il mare ha prima custodito e poi riadagiato sulla sabbia. Sono giocattoli rotti, palle, pezzi di plastica ed è una bizzarria che la fotografa non si fa sfuggire il fatto che uno di questi assume la forma di un punto interrogativo. E’ proprio la loro insignificanza a farli diventare – sulla falsariga degli objet trouvé – soggetti degni di interesse fotografico: forse quelle bottiglie arrivate come naufraghi sulla riva si muovono ancora, si piegano come in un saluto, si accostano in un trittico dotato di una sottile grazia. La stessa che si ritrova in altri involucri: quelli delle stoffe indiane o quelli di un tendone da camion capace di creare forme flessuose. Bisogna osservarle con cura le fotografia di Emma Vitti e andare oltre l’apparenza per scorgere fra le pietre dove una mano antica ha scavato nella pietra la realtà di un cielo levigato imprigionato nella roccia. Un altro e più tenace involucro.

Roberto Mutti

catalogo MIA 2014 emma vitti 2