2012 Interfacce Sottovuoto

MIA – Milan Image Art Fair, 2012, Milano  

Emma Vitti, a dispetto di un percorso di formazione classico iniziato con l’esercizio del disegno e la disciplina degli studi artistici, è un’autrice anomala che sfugge ad ogni definizione. Ogni volta che inizia una ricerca, infatti, utilizza materiali di provenienza eterogenea usando come fonti di ispirazione il pensiero critico, l’indagine psicologica, il richiamo alla simbologia. Perfettamente consapevole che la fotografia più che un punto di partenza può e forse deve essere considerata un elemento verso cui convergono mille suggestioni raccolte in altri ambiti, Emma Vitti costruisce racconti visivi solo apparentemente lineari. Non può non colpire, quindi, la sua capacità solo apparentemente in contraddizione con tali premesse, di interpretare il mondo non allargando lo sguardo verso l’orizzonte ma concentrandolo su particolari che costituiscono un microcosmo carico di significati. Di fronte a grossi sassi, a cortecce d’albero, al paesaggio desolante di una spiaggia costellata di piccoli oggetti lì abbandonati dalle onde del mare o a quello affascinante di un lastricato su cui il mercato del pesce ha lasciato le tracce misteriose del suo passaggio, Emma Vitti ha indagato con acume per far emergere un universo da offrire all’osservatore curioso. La stessa magia riesce a realizzare nella sua più recente ricerca il cui soggetto – ma per la fotografa tutti i soggetti sono solo pretesti – sono i fiori e i fogli di plastica trasparente che, avvolgendoli, insieme li nascondono e li fanno intuire. Le atmosfere si caricano di una sensualità carnale che le superfici, quelle morbide e vive dei fiori come quelle fredde del materiale inerte, sanno trasmettere. Talvolta un improvviso guizzo della luce crea apparizioni misteriose, bagliori di fantasmi, figure labili che subito scompaiono. In altri casi basta un titolo – “Bacon” – per mostrare, fra quelli che fino ad allora avevamo creduto dei petali, il richiamo ai segni pittorici di uno dei più grandi e tormentati artisti della nostra epoca. E tutto questo aiuta a comprendere davvero la ragione per cui, quando parla delle sue fotografie, Emma Vitti le definisce “metafore visive”.

Roberto Mutti

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