2011 Omaggio a Gustav Malher

Auditorium di Milano – Fondazione Cariplo. In mostra la serie “Corpoacqua: programmi interiori”

Tra Eros e Thanatos. Il mondo come eterno presente
“A volte sono pieno di fuoco e la vita mi sembra bellissima e ricca di sapore; subito dopo mi rode un desiderio di morte”, scriveva Gustav Malher a Josef Steiner nel 1879. Il conflitto dell’uomo, dell’artista e del genio, talvolta incompreso, si trasforma alchemicamente in energia creatrice che irrompe e travolge il conflitto stesso, superandolo attraverso un gesto estremo, impetuoso. “Il mio strano destino mi lancia a volte nelle acque tempestose dell’ansia, altre volte lascia che io galleggi sotto i raggi del sole”. La forza degli elementi e l’irruenza della natura confortano e sconcertano -fra serenità e pessimismo- uno spirito che si può definire romantico: un modo di vivere il mondo che non è soltanto legato a quell’epoca ma, come scrive Georges Gusdorf è costante di cultura. Quello spirito che, indagando se stesso, si rivolge all’umanità tutta. Nell’intero corpus dell’opera di Gustav Malher è sempre presente la domanda sul senso dell’essere che, come in tutte le grandi opere, abbraccia il sentire universale trascendendo la dimensione autobiografica, seppur partendo da essa. Il grande compositore, infatti, affermava la connessione tra esperienza esistenziale e artistica. Attraversato da questo pensiero egli si colloca tra i precursori che già alla fine dell’ottocento ponevano le basi di una delle principali cifre della contemporaneità. Bisognerà aspettare ancora qualche decennio per assistere alla totale celebrazione dell’identità arte-vita. L’artista contemporaneo contamina e si fa contaminare, si nutre della relazione tra sé e sé e tra sé e il mondo, naturale o artificiale che sia, in un continuum fatto di rispecchiamenti e rimandi tra il proprio accadere, il proprio sentire e il proprio creare. In un tempio della musica come il teatro, dove le vibrazioni sonore si addensano in invisibili contrafforti, il foyer si apre alla fruizione della cosiddetta arte visiva. Oggi, le separazioni non vanno più di moda, sempre più frequentemente le arti si avvicinano, le installazioni prendono spazio e ci iniziano a fruizioni complesse e interattive. In assonanza alle note, appese a quelle invisibili pareti, troviamo le opere di Lucio Perna ed Emma Vitti e il loro personalissimo omaggio nel centenario della morte del grande compositore. Emma Vitti presenta la sua installazione fotografica dal titolo Programmi interiori. La forza degli elementi naturali invade l’essere, il vivere e il morire: lo specchio fa da leit-motiv come sguardo dell’artista sul mondo che torna verso sé, restituendo energia e complicità. Il rispecchiamento pare essere, oltrepassando i narcisismi, l’unica possibilità di visione e di ascolto. L’acqua che lava e purifica può anche distruggere, il cielo che consola può lanciare sul mondo i suoi fulmini infuocati. Come in tutta la poetica di Emma Vitti, anche qui eros e thanatos si affermano e si rinforzano, celebrando e accettando l’indissolubile legame. L’uomo, piccolo e fragile di fronte al potere travolgente della natura, può accettare la propria soltanto identificandosi, sentendo di essere strumento di un’orchestra cosmica diretta da forze superiori. Nei nove pannelli fotografici lo specchio accoglie, riflette e rimbalza la pioggia scrosciante, il verde del bosco, il cielo velato da nubi filiformi; il mistero dell’essere si focalizza nel pannello centrale dove, in fondo al tunnel/ombelico scuro, scorgiamo un barlume di luce. “Che sinistra oscurità è alla base della vita? da dove veniamo?” scriveva Malher, accompagnato quotidianamente dalla riflessione sulla morte. Emma Vitti ugualmente si interroga e ci interroga attraverso la forza delle sue immagini, nelle quali sono racchiusi gli stessi quesiti, esaltati dal suo sguardo nudo e contemplativo, rinforzati dalla potenza e dall’istinto di superamento insito nella ricerca e nel fare artistico. In fondo, è proprio questo il doppio credo che porta avanti ogni atto creativo: la fiducia nel big bang che scatena come nel silenzio che consola.
Cristina Trivellin

Corpoacqua: programmi interiori
Questa mostra nasce dal desiderio di rendere omaggio all’anno che la Verdi ha dedicato a Gustav Mahler nel primo centenario della morte (Vienna, 1911) e che si conclude con l’esecuzione della decima sinfonia. Mahler, Il grande Inattuale, così egli stesso ebbe a definirsi, consapevole dell’inattualità appunto della sua musica per lo spirito del tempo, intriso di cultura romantica e di valori in via di dissolvimento, esercitò un’influenza decisiva per più di mezzo secolo che andò ben oltre le avanguardie artistiche del Novecento. i esce segnati, contagiati, dall’ascolto delle sue sinfonie, in qualche modo diversi, immersi nella complessità di stati d’animo opposti: penso ad esempio alla quinta sinfonia, definita addirittura “schizofrenica”, che inizia con un sentimento di morte e ci congeda con un inno alla vita, che il compositore licenziò solo tre mesi prima di morire. Scomporre il binomio musica/rappresentazione artistica, per ricomporlo in modo che l’una sia una chiave interpretativa dell’altra, può essere un’operazione azzardata o ingenua. Tuttavia questa è stata la scommessa affrontata dagli artisti che hanno trasfuso un’energia nuova nel loro progetto, con l’intento di comunicare una riflessione e sollecitare un pensiero creativo che resta sospeso tra la coscienza della propria missione e l’impossibilità di giungerne a compimento. Nell’impatto con l’istallazione fotografica di Emma Vitti, le immagini sono un affondo nel grande tema della Natura, del suo mistero, della Bellezza (…) i due artisti, che non sono immediatamente classificabili in uno schema interpretativo, hanno voluto imprimere alle loro opere un significato “etico”, sul senso del fare arte, intuendo nella straordinaria innovazione, nella singolarità della timbrica, nella solennità dei temi che attraversano la musica di Mahler, una forte relazione con il loro vissuto, con la loro visione e dunque le opere costituiscono una forma possibile, un punto focale di discussione, di confronto.
Cristina Rossi