2006 Ri-esistenze

Galleria d’Arte Contemporanea Cascina Roma, San Donato Milanese,  Milano, 2006.

Un giorno, in una vecchia casa di campagna, dentro ad una stanza vuota, alcuni specchi. Inerti… Un gesto della mia mano, per pulire quelle superfici polverose, apre strane piste riflettenti che attraggono lo sguardo, lo assorbono e lo portano verso l’interno. Entro in questo spazio indefinito perché fatto solo di polvere, di luce e di ombra, e scatto autoritratti che mi stupiscono perché mi fanno sentire sconosciuta a me stessa e bisognosa di ri-incontrarmi ma anche sorpresa per ciò che di nuovo mi sembra vedere. Eppure mi sento sola. Invito i miei amici artisti a fare lo stesso viaggio. Si dimenticano subito di me che, posta alle loro spalle, li fotografo mentre si specchiano. Ciascuno si immerge nella nebbia traslucida, e vede il proprio sguardo che cerca, e legge la domanda segreta che ogni persona porta sul proprio volto. Anche la casa, i muri, gli oggetti, se contattati dallo sguardo, rispondono. Attimi di bellezza. Attimi in cui si è pur nell’indeterminatezza. Possibilità di ri-esistere. Ma “n” foto composte sul muro di un museo, diventano un’installazione: come dice Giovanni Cerri, “il polittico di fotografie…diventa esso stesso un unico grande ritratto”. Ritratto del tempo, delle cose e delle persone che si trasformano, che vanno e poi ritornano in modo impensabile. Ma la mente cerca una struttura che ordini gli spazi, vuole definire le direzioni, gli incroci, vuole dare significato. Anche alla memoria…

Emma Vitti

Testo critico di Giovanni Cerri per l’opera presentata in mostra: 
“Emma presenta un “polittico” di fotografie che rappresentano ritratti di artisti nel loro studio. Al di là del cogliere le singole individualità, l’opera è un unico grande ritratto, che non comprende solamente il volto della persona, ma include anche l’ambiente, un luogo dove appunto lavorano diversi artisti; stanze cariche di vissuto, di quotidianità e di sogni, di concretezza e immaginazione. Ambienti dove la vita scorre nel segno della fantasia, della materia e dei colori, “strumenti” di giornaliera ricerca. Ogni stanza – stanze che in queste fotografie appaiono quasi come celle monacali, per la loro austerità – ha una finestra sul mondo; all’artista il compito di sapere intravedere la poesia con la sua interpretazione e il suo linguaggio”.