2008 Terrapadre

Museu Nacional de Arte, 2008, Mozambico.

Terrapadre

Terrapadre l’ombra del padre
la forza verticale non si disvela
ma regala arabeschi di ombre,
un decoro, pizzo steso
sulla crosta rossa
che spera il radicamento
terra solcata da crepe
perché abitata
pietra come corpo della memoria
ombra, sogno di profondità
e riposo.

Emma Vitti

 

(…) le pietre di Emma Vitti sono realtà viventi che chiedono di risorgere e cercano un’identità ben precisa, in preda ad informi stati di calma apparente non ancora profondamente trovata. Sono percorsi che accompagnano la vita e giungono dalla prigione delle viscere del globo terrestre dove sono rimaste fin dall’eternità e ora irrompono sulla scena di ciascuno: sono sentimenti e questioni assopite, drammi dimenticati o silenti atmosfere tacitamente lasciate affondare e che ora riemergono per accompagnare il quotidiano. Masse che scarnificano la superficie e scalfiscono i visi e gli animi; consistenze che restano a lungo, quasi come Prigioni di michelangiolesca memoria. Lungo quel lento scrutare di sguardi profondi si scorgono profili magnetici e misterici che si avvertono come presenze di trasfigurazione ancora in corso ma che da sempre esistono. Il filtro dell’arte di Emma è un simbiotico accostamento tra sentieri tumultuosi di impeti nascosti e tacite richieste di un panteistico senso di appartenenza alla madre terra.

Estratto dal testo critico di Antonio d’Amico, Trasmutazioni

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