2006 Virginia Woolf: una stanza tutta per sé…

Castello di Vigevano, Pavia, 2006
Antico Palazzo della Pretura, Castell’Arquato  Piacenza, 2007
a cura di Cristina Trivellin e Viola Lilith Russi.

Belly: paesaggi di emozioni riflesse

Il secco groviglio sta sul bordo della paura. Riarsa.
I segreti pesano e spingono verso il basso mentre la vita esplode sanguinosa e creativa oppure pietrificata intorno al suo centro per trattenere e negare il dolore.
Paesaggi bellissimi. Se vuoi, la porta arrugginita può aprirsi. Puoi salire con i piedi scalzi sulla soffice leggerezza del sollievo che può andare e venire come nuvola o stare come filo d’erba tra tanti, piegato e verde a gioire del vento.
Alla fine l’acqua: inattesa liquidità! Oltre il gioco dei riflessi.
Oltre la protezione del cerchio. Oltre la stanza.
Il canto.

Emma Vitti

 

Ospite del Castello Sforzesco di Vigevano lo scorso ottobre 2006, nell’ambito della Settimana Letteraria “Donne e letteratura”, la rassegna di arte contemporanea Virginia Woolf: una stanza tutta per sè… continua ora il suo percorso artistico e concettuale nell’Antico Palazzo della Pretura di Castell’Arquato, arricchita dei preziosi contributi di nuovi validi artisti. La mostra è un omaggio a Virginia Woolf e al suo celeberrimo saggio Una stanza tutta per sé (1929), cui il titolo dell’iniziativa, traslando volutamente il sé in te in segno di ringraziamento e di “artistica apertura”, si ispira. L’opera della Woolf, non solo ha segnato fra le pagine più ricche ed intense della letteratura femminile del secolo scorso, ma ha affrontato, sviscerato e comunicato come impegno sociale prima ancora che culturale – e nello specifico in questo testo – il problema della discriminazione sessualesessuata della donna in ambito intellettuale. Rientrando fra i capisaldi e libri-guida dei movimenti femminili e femministi, degli Studi di Genere, e di chiunque intraprenda a ritroso il cammino della storia delle donne, Una stanza tutta per sé arriva alla materiale ma essenziale conclusione che, senza un po’ di soldi ed una stanza tutta per sè, si è destinate a rimanere solo e soltanto sorelle di Shakespeare, poetesse morte senza che di loro nulla si sapesse… Ed è a partire dalle parole della scrittrice, che un silenzioso filo d’argento ci conduce fra le stanze del non scritto, della metamorfosi, della comunicazione, del pensiero raccolto e soffiato al vento di donne che ci hanno insegnato la libertà, affinché lo si possa toccare, guardare, ascoltare e forse anche respirare. (…) Emma Vitti che ci riporta nello spazio dove l’ombelico é la porta di ingresso, la stanza delle emozioni, legame con “il creato” e cerchio di coscienza. Il ventre (belly) come occhio e archivio, a un tempo squarcio di cielo e pozzo vertiginosamente buio. Ma come in un rituale sciamanico l’artista ci conduce ad esperire il contatto con la terra in un percorso percettivo che riconnette il basso e l’alto, il terrestre e l’aereo; dove il dolore dell’emozione più intensa si sublima nel canto degli elementi, nella vibrazione all’unisono. E alla fine l’acqua: inattesa liquidità! Oltre il gioco dei riflessi. Oltre la protezione del cerchio. Oltre la stanza. Noi siamo l’acqua, noi siamo il flusso, noi siamo le parole.

Viola Lilith Russi, Cristina Trivellin